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Il Nano Morgante | La variabile della lucidità

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Il Nano Morgante | La variabile della lucidità

GENOVA. 17 DIC. Si fa presto a dire “affronta le cose con lucidità”, quando, nel veloce dispiegarsi degli eventi, una infinità di dubbi, reali ed immaginari, tende a confondere ed obnubilare ogni intendimento.

Ovviamente,  la “lucidità” è un obiettivo consigliabile, viste le ingannevoli convinzioni in cui l’uomo trova inesperto e duraturo sollazzo e vista lo scarto esistente tra ciò che pensa di sé e ciò che, in effetti, è.

Obiettivo  similmente consigliabile (e lucido) è collegare i punti in comune che correlano le distinte vicende, fino a ricondurle in una unica, fattiva circolarità di esperienza.

Stante l’opportuna premessa, possiamo, per comodità, individuare un tipo di “lucidità” che implica l’attendismo (la prassi del non svegliare il can che dorme) ed un altro che invece impone di affrontare frontalmente il nemico (cioè noi stessi, con discreta frequenza).

Possiamo tessere le lodi di entrambi i tipi. Tuttavia, è più probabile che, per comune attitudine, si conferisca al primo, all’attendismo ozioso, una laurea magna cum laude.  Sebbene l’azione diretta, vis-a-vis, del secondo, sortisca, in certi casi, una maggiore efficacia risolutiva.

Non trascurando di considerare per entrambi la fondatezza dell’affermazione di J. Lec “il peso dei problemi va calcolato al lordo, noi compresi”, si può lucidamente constatare la varietà e variabilità di idee insoddisfatte e coabitanti in noi.

Sempre in odore di lucidità, l’applicazione di schematismi liturgici al processo ideativo ottunde il singolo punto-di-vista, non veicolando né travasando esperienza da un caso all’altro. Anzi, anestetizzando il processo.

Ciò si spiega anche per il fatto che lo stesso “quadro” non si ricompone mai con le stesse variabili, come accade nel “gioco” del Bridge, dove la mano di carte passa identica alla successiva coppia di giocatori, ottenendo in tal modo una oggettiva comparazione delle capacità della squadra.

Pare, nell’attuale avvicendarsi delle situazioni, che tale “lucidità” sia un traguardo inattingibile.

A questo punto, meglio abbassare l’asticella e ricondursi a più miti ma non meno brillanti pretese. All’occorrenza, infatti, anche una semplice “lucidata” alle scarpe può rappresentare un motivo di decoro per il cammino dell’uomo.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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