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Trump vuole le tech company “a casa”, Europa in ansia

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Il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump

ROMA. 11 OTT. Donald Trump vuole rimpatriare i profitti. Questo è uno dei punti dell’agenda del neo eletto presidente degli Stati Uniti. Gli interessi delle tech company possono, più degli altri affari, aumentare il Pil dello stato. Sfogliando alcune stime internazionali il volume di affari ammonterebbe a oltre un miliardo di dollari ( Capital Economics si spinge fino a 2,5 miliardi) il “tesoretto” che gli USA potrebbero ottenere attraverso una manovra, che applicando lo sconto fiscale, punta a riattrarre i capitali detenuti all’estero da parte di Google & co. Il “piano” Trump prevede un’aliquota fiscale del 10% a differenza dell’attuale al 35% sui capitali esteri che saranno riportati a casa; a questo “sconto” si aggiunge, sempre leggendo il programma annunciato in campagna elettorale, una detassazione per le aziende che effettueranno investimenti a livello nazionale.

Per le tech company americane e di conseguenza per tutto il Paese, si apre un volume di affari a nove zeri considerato che sono molte le aziende che da anni hanno scelto per giurisdizioni più vantaggiose, come il caso Irland, per risparmiare sulle tasse. Leggendo e analizzando le valutazioni di Moody’s Apple possiede all’estero 200 miliardi di dollari, ricordiamo che la società è nel mirino della Commissione europea con l’accusa di non pagare il giusto nei vari paesi dell’Unione. Seguono nel “gruppo” anche Google e Microsoft, Cisco e Oracle, Ibm e Amazon per citarne alcune. Per riavere a casa le proprie aziende Trump non escluderebbe, fare azioni legali nei confronti dell’Europa a difesa delle aziende Usa, applicando una legislazione datata 1930, la Section 891 mai applicata, che consentirebbe agli Stati Uniti azioni mirate contro i paesi che discriminano le loro aziende per motivi fiscali.

Esperti analisti fanno notare che il rimpatrio dei capitali, se da un lato andrebbe a aumentare le casse americane a tutto beneficio del Pil, dall’altro potrebbe sfavorire l’acquisizione di aziende estere visto che l’attenzione andrebbe a concentrarsi sulle” domestic operations.” Questa manovra andrebbe a svantaggio della capitalizzazione e della capacità delle aziende Usa di imporsi a lungo termine a livello mondiale contrastando così l’avanzata delle aziende orientali, come quelle cinesi. ABov.

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